Foto: Roberto Falconi, Ruben Marucci, Veronica Verolini - Testo: Laura Teodori, Matteo Simoni, Pamela Ventura
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DOVE ANDRA' L'ANGOLA?
![]() TESTIMONIANZE…
Baracche di terra, ammassate ai lati della strada.
Cani, maiali e bambini che scavano insieme nell’immondizia.
Treccine, sandali e qualche straccio addosso.
Questa è l’Angola che appare ai miei occhi: primitiva, disarmante, basilare.
Dopo una guerra civile durata 27 anni che ha devastato l’intero Paese, provocando almeno mezzo milione di morti e riempiendo il territorio di mine inesplose, c’è voglia di normalità in Angola. Voglia di riprendere a costruire, a lavorare, a studiare…ma la ripresa è dura, ed i progressi tardano ad arrivare!
L’eredita della guerra pesa come un macigno: mancano luce elettrica, acqua corrente e fognature. Non ci sono servizi, negozi, uffici o infrastrutture. L’agricoltura è pressoché assente. Le poche case lasciate dai colonizzatori portoghesi, sono tutte sventrate.
In giro tanta polizia a ricordare che il percorso verso una nazione veramente libera è lungo. L’accesso ai bene è consentito solo ad una minoranza privilegiata, la maggior parte vive di stenti anche se con grande dignità e voglia di andare avanti.
Insieme ai Cinesi che costruiscono strade, ed a qualche signorotto portoghese che è tornato ad investire i suoi soldi in Angola, a N’Dalatando siamo gli unici bianchi che si vedono per strada.
Qui nella missione i bambini impazziscono con noi:ci riconoscono, ci chiamano per nome, aspettano sul porticato che arrivino le 14,30 ed inizi l’oratorio.
Sono tanti, piccoli, furbetti, impazienti, sporchi.
Ti si appiccicano dappertutto, cercano la tua mano, non ti mollano, ti riempiono di baci, ti puntano gli occhi dritti nei tuoi.
Non chiedono molto: il fatto che tu sia li, basta a farli sentire amati. Un foglio e qualche colore; uno stornello ed un balletto improvvisato…è quel che basta per vederli felici.
È difficile da accettare: vorresti fare molto di più, lasciare una traccia, un ricordo, qualche insegnamento. Ti senti inutile, ti chiedi se ha un senso ciò che stai facendo.
Il settore dell’educazione e’ trascuratissimo: molti non sanno ne leggere ne scrivere. Non c’è personale qualificato per lavorare nelle imprese. L’economia è ferma. Bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire da zero.
Le risorse ci sono. quello che manca e’ formazione, coscienza, e rispetto. Ma è evidente che ci vorrà tanto, che il cambio sarà lentissimo, e lo sforzo da fare molto.
Vedo un bambino che costruisce mattoni di terra cotta per la sua nuova casa. Penso che è cosi che va immaginata la ricostruzione del paese….un mattone dopo l’altro, a piccoli passi, con le mani dei più giovani.
Laura Teodori
…FORSE LA MAESTRA ME LO PUO' SPIEGARE
Stando con i bambini ci si ricorda la spensieratezza di quando lo si è stati; ora proverò a tornare anch’io un po’ bambino per svolgere, spero con chiarezza, il tema che la maestra mi ha dato.
Le città che abbiamo attraversato sono un po’ disordinate ci sono le macchine diverse da quelle italiane e le strade sono polverose, ma la polvere non è come quella italiana: è rossa.
I negozi ce ne sono ma ce ne sono pochi e la gente vende le cose per strada non è come da noi dove i negozi sono tanti e ci sono anche i centri commerciali.
Le strade sono lunghe e dritte e le macchine corrono molto anche i camion corrono e sono molto grandi e pericolosi, purtroppo capita che ci sono degli incidenti, ma qui non esistono i numeri da chiamare in caso di incidente, i pompieri ci sono ma stanno nella loro casa e non vanno neanche a spegnere i fuochi che la gente accende la notte nelle campagne. Le ambulanze sono poche e la gente si arrangia per essere curata con mezzi propri. La maestra ci ha detto che se un guidatore investe un’animale o peggio una persona si radunano altre persone che picchiano il guidatore e alla polizia non importa molto di quello che succede in questo caso. Invece capita spesso che per strada ci sono i poliziotti che ti fermano; anche il nostro pulmino l’hanno fermato varie volte.
In Italia quando ti fermano stanno di fianco alla strada e non succede tanto spesso.
Qui in Angola l’immondizia sta di fianco alle strade e di tanto in tanto passa un camion che la raccoglie e la maestra ci ha detto che la buttano nei campi o nelle foreste, quella che non buttano la bruciano e certe volte soprattutto la sera si sente una grande puzza di plastica bruciata. In Italia noi a scuola raccogliamo divisi la carta, la palstica e il vetro perché una volta un signore che è venuto a scuola ci ha detto che se facciamo così si riduce l’inquinamento della terra.
Le giornate cominciano presto poi andiamo un po’ a scuola poi dopo stiamo in classe con la maestra per parlare delle cose da fare, il pomeriggio giochiamo con i bambini di qui che sono un po’ diversi da noi, corrono sempre e più veloce ed hanno i vestiti tutti impolverati, facciamo tante cose insieme, disegniamo, coloriamo facciamo i balli insieme e poi giochiamo a pallone e siamo tanti ma i primi giorni non riuscivamo a fare le squadre e il campo non aveva limiti e per capire dove stava il pallone bastava guardare la nuvola di polvere che si sollevava. I bambini di qui sono molto bravi a giocare a pallone
e ci toccano sempre perché sono curiosi ed hanno gli occhi vispi, la maestra ci ha detto che non hanno la televisione e neanche la Playstation e certe volte non mangiano; inoltre a scuola non ci vanno sempre tutti certi lavorano anche o devono accudire i fratellini e capita di vedere le bambine che hanno il fratellino piccolo appeso sulle spalle.
Ho conosciuto un bambino che aveva undici anni e non sapeva leggere e nemmeno scrivere, all’inizio ho riso un po’ poi ho pensato a quanto siamo fortunati noi che possiamo mangiare ed andare a scuola ed a quanto è difficile vivere qui.
Penso che nonostante i loro problemi i miei coetanei angolani sono felici e si divertono mentre noi che abbiamo tante comodità ci annoiamo e facciamo i capricci e allora ho pensato cos’è che non va bene e ho pensato tanto ma non ho trovato la risposta forse la maestra me lo può spiegare.
Fine del tema…
Matteo Simoni
IL MONDO VISTO DA UNA ZANZARIERA
Venerdì 7 Agosto 2009
Ieri, dopo aver manifestato un’allergia al maledetto Malarone ed aver sospeso la profilassi, sono arrivati nella missione e mi sono montata la zanzariera e coperta di Autan prima di addormentarmi. Il mio modo di guardare il mondo è cambiato improvvisamente. Mi sono chiusa nella zanzariera e ho cominciato a riflettere.
Oggi pomeriggio giocando con i bambini e vedendoli sporchi, senza vestiti e con una gioia che poche volte riesci a percepire nei volti dei piccoli italiani, mi sono resa conto che la zanzariera che avevo montato con tanta cura altro non riproduceva che la campana di vetro in cui solo il 20 per 100 della popolazione mondiale può permettersi di vivere protetta e crescere serenamente i suoi figli.
Venendo a contatto con una realtà come quella africana, ti rendi conto che la maggior parte delle cose che dai per scontate nel tuo paese in realtà non lo sono per niente, a partire dal pane quotidiano fino ad arrivare alla salute di un bambino.
Improvvisamente, smetti di riflettere sulle tue disgrazie personali e ti senti un privilegiato, uno che si può permettere tutta la vita di vivere dentro una zanzariera e di chiudere gli occhi per non vedere le cose che non gli piacciono.
Qui mi guardo intorno cercando istintivamente e disperatamente qualcosa che somigli di piu’ alla mia vita italiana di tutti i giorni (un bambino pulito, una casa che non sia una capanna) e il non trovarlo mi spiazza moltissimo. Questo posto fa crollare le certezze piu’ elementari. La forza di stare qui te la danno le persone che credono che un mondo migliore sia possibile e che lavorano tutti i giorni non con la speranza di cambiare le grandi questioni, ma per regalare un sorriso ai poveri.
Pamela Ventura
Il viaggio è stato organizzato nell’ambito del corso di:
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