Descrizione
Il camoscio d’Abruzzo o camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata Neumann, 1899) è un mammifero artiodattilo della sottofamiglia dei Caprini.
Si tratta di una sottospecie di camoscio a sé stante: i camosci appenninici, infatti, sono una popolazione ben distinta cioè sia da quella alpina (Rupicapra rupicapra, alla quale un tempo questi animali erano accorpati come sottospecie -R. rupicapra ornata-), che da quella pirenaica (Rupicapra pyrenaica), alla quale tuttavia è ascritta col rango di sottospecie.
Habitat e Distribuzione
Predilige le zone al di sopra dei 1700 m di quota, ai margini superiori delle faggete, dove trova ceglie erbose e pendii rocciosi sui quali si muove con straordinaria sicurezza e agilità, compiendo spettacolari balzi.
Come intuibile dal nome comune di questi animali, si tratta di animali endemici dell'area appenninica centrale: in pArticoliare, la specie vive quasi esclusivamente in Abruzzo, con una popolazione originaria nel Parco Nazionale d'Abruzzo (gruppi montuosi della Camosciara e della Meta, fra Opi, Civitella Alfedena e Settefrati) dalla quale sono poi stati fatti prelievi di esemplari da impiegare nell'ambito dei progetti di reintroduzione (peraltro perfettamente riusciti) che hanno coinvolto il Parco Nazionale della Majella (27 individui introdotti fra il 1991 ed il 1997) ed il Parco Nazionale del Gran Sasso (30 individui introdotti fra il 1992 ed il 1999). Recentemente la specie, a fronte del buon ripopolamento delle aree citate in precedenza, è stata reintrodotta anche nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e nel Parco Regionale Sirente Velino.
L'habitat naturale del camoscio d'Abruzzo è costituito dalle aree montane caratterizzate dall'alternanza di pareti rocciose scoscese, prati alpini ed aree boschive con ricco sottobosco. Durante l'inverno, per far fronte alla scarsità di cibo dovuta alle abbondanti nevicate, le femmine ed i giovani tendono a spostarsi a quote più basse (anche al di sotto dei 1000 m), mentre i maschi adulti paiono preferire le aree boscherecce e rocciose durante tutto l'anno.
Areale del Parco dove è vietato l'accesso al fine di tutela degli esemplari di Camoscio Appenninico.
Dimensioni
Misura fino a 130 cm di lunghezza, per un'altezza al garrese che sfiora gli 80 cm. Il peso non è mai superiore al mezzo quintale. Le femmine hanno generalmente minori dimensioni e forma più slanciata.
Aspetto
Si differenzia dalle altre specie di camoscio principalmente per le corna, che pur avendo la caratteristica forma ad uncino sono assai più lunghe (fino a 30 cm ed oltre, contro i 20 cm di media delle altre specie) rispetto a quelle degli altri camosci. Le corna sono perenni come in tutti i Bovidi, ossia non cadono, e presenti in ambedue i sessi.
Lo straordinario colore del mantello ha fatto conquistare al camoscio Appenninico il titolo di "camoscio più bello del mondo".
I camosci Appenninici durante i mesi estivi presenta colorazione rossiccia con le parti ventrali e la testa che sfumano nel giallastro, mentre durante l'inverno il manto estivo muta per lasciare il posto al vello invernale, più lungo e folto e di colore bruno-nerastro su dorso, coda, ventre e zampe, mentre il posteriore, il muso, la fronte e l'area che va dalle guance alle spalle sono di colore giallastro. Sia d'estate che d'inverno il camoscio Appenninico presenta una caratteristica fascia di pelo scuro che ricopre gli occhi a mo' di mascherina e di una macchia chiara sulla gola, accompagnata da una fascia di colore bruno lungo il collo: tali ornamenti sono esclusivi di questi animali e notata da Oscar Neumann osservando un esemplare impagliato presso il museo civico di Genova. Da questa fascia deriva il nome scientifico della sottospecie.
Gli zoccoli sono pArticoliarmente adatti ad aderire alla roccia, ambiente prediletto dal camoscio. Divisi in due parti, possono infatti divaricarsi fino ad un angolo do 90°, così da aumentare la superficie di appoggio.
Abitudini
Le femmine, i cuccioli e i giovani di uno-due anni, vivono in branchi. I maschi, abbandonato il branco, formano dei piccoli gruppi, in cui vivono esemplari di età compresa tra i 2 e i 4 anni, che non hanno ancora raggiuntola maturità sessuale. Successivamente i maschi iniziano a vivere isolati, per riunirsi al branco nel periodo degli amori.Il diritto di accoppiarsi con le femmine e costituire il proprio harem, viene ottenuto a seguito di combattimenti, a volte anche violenti. Saltano con apparente noncuranza attraverso burroni e crepacci profondissimi per trovare il cibo lungo le lastre rocciose semiverticali. In caso di pericolo, fuggono a grandi balzi, ma messisi a distanza di sicurezza si girano spinti dalla curiosità per spiare l'aggressore.
Riproduzione
I maschi, normalmente solitari, rompono il loro eremitaggio in autunno (solitamente verso la metà di ottobre), quando comincia il periodo estrale delle femmine. Per accaparrarsi il diritto all'accoppiamento, i vari maschi che si riuniscono attorno ad un gruppo di femmine in calore lottano in maniera molto cruenta, spesso procurandosi ferite anche gravi.
La gestazione dura circa sei mesi, al termine delle quali (di norma agli inizi di giugno) la femmina si allontana dal gruppo per dare alla luce un unico cucciolo in un luogo appartato. I piccoli sono molto precoci e nascono ben ricoperti di pelo e con gli occhi aperti, mentre sono in grado di camminare già qualche ora dopo la nascita. La loro crescita è piuttosto veloce, grazie al latte materno ricco di proteine, e nel giro di un anno i piccoli raggiungono l'indipendenza: a questo punto i maschi lasciano il gruppo per riunirsi in gruppi monosessuali con altri giovani maschi fino al terzo anno di vita, quando diverranno animali solitari, mentre le femmine tendono a restare nel gruppo natio anche dopo l'indipendenza.
Alimentazione
La dieta è composta quasi esclusivamente da erbe che, nel periodo estivo si trovano in abbondanza nelle praterie montane. Nel periodo invernale, quando la neve ricopre i pascoli d'altura, i camosci scendono più a valle alla ricerca di cibo.
Conservazione
Il camoscio appenninico ha rischiato l'estinzione più volte tra XIX e XX secolo, a causa delle continue uccisioni seguite all’abolizione della Riserva reale dell'Alta Val di Sangro. Tra la fine del 1912 e l’inizio del 1913, su interessamento del deputato Erminio Sipari, del botanico Pietro Romualdo Pirotta e dello zoologo Alessandro Ghigi, l'allora ministro dell’Agricoltura Francesco Saverio Nitti sottopose alla firma del Re un apposito decreto per il divieto di caccia ai camosci, il primo del genere in Italia, al fine di tutelare il «rarissimo ed endemico Camoscio dell’Abruzzo». Immediatamente operativo, il Regio Decreto 19 gennaio 1913, n. 1 venne convertito con Legge 11 maggio 1913, n. 433.
Nonostante l'incremento numerico, la specie non è immune al rischio di estinzione in quanto le popolazioni restano isolate e di numero ridotto, il che determina un pool genetico molto limitato.
Tutte le foto presenti in questa pagina sono state scattate macchine digitale reflex Canon EOS 40d e Canon EOS 400d con obiettivo EF-S 55-250mm f/4-5.6 IS
Copyright © 2009 Stefano Ciocchetti - Claudio Innamorati
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