|
Roberto Verolini: (1955) insegnante di scienze naturali, vivo a Belforte del Chienti (MC), e mi interesso da anni di fotografia amatoriale. Prediligo foto naturalistiche, specialmente a colori, ritratti etc. Utilizzo una Nikon D90 con Nikkor AF 18-200mm VR f/3.5-5.6 e Nikkor AF DX 10-24mm f/3.5-4.5 ED.
Mi sono trovato a condividere questa passione, alla mia veneranda età… con Marco e Stefano: due personcine a modo… anche diverse da me, ben più giovani… con cui mi diletto confrontarmi… e da cui traggo sempre e comunque spunti di riflessioni e insegnamenti che non fanno altro che arricchirmi!
Perché la fotografia?
Beh… forse per ovviare alla mia cronica incapacità di colorare le emozioni che traevo dai miei disegni; sì… ho una certa mano, seppur non allenata, per il disegno…
Me lo diceva sempre la mia professoressa…
Ho anche provato, qualche anno or sono, a riprendere il pennello in mano; ma è stato solo un attimo - anche se i risultati sono stati promettenti!
Ma mi sentivo… troppo in ritardo…
Ricordo il piacere che traevo nel disegnare i dettagli di quel che vedevo… nel tentativo di rievocare quelle emozioni.
E la delusione che mi assaliva quando distruggevo con le più improbabili dissociazioni di colore quel poco di buono che riuscivo a tratteggiare sul foglio…
Beh… con la fotografia riesco ad ovviare più facilmente a questo limite e, in omaggio alla mia altra grande passione, la musica (strimpello chitarra e piano… q.b.), provo a rievocare dalle pennellate luce che colgo attorno a me… il blues che ho dentro, quelle melodie che mi emozionano, e che sovente mi turbano: un tramonto, gli occhi di lei, il sorriso di un bambino… o una foglia che rotola tra le pozzanghere… il vento in faccia di un temporale… il rumore della neve che scende…
Mi piace, da sempre, cogliere e condividere emozioni, l’essenza della mia ricerca della realtà attorno a me, e in me: e cerco di farlo senza introdurre enfasi gratuite.
Cerco dunque di rispecchiare ciò nelle foto. Ho la fortuna di cogliere gli arazzi di luce della natura: provo dunque a sottolineare, spero con garbo, le iniziali emozioni:
«quel che ho visto, quel che ho sentito, percepito; quel che ho saputo comprendere…
Ma ancor più quel che ineluttabilmente trascende ogni mio tentativo di comprensione… ma che è lì…
inafferrabile ma in qualche modo percepibile… da evocare dunque, in silenzio…
prima e dopo il clack dello specchietto che pone il sigillo sui miei successi compositivi… ed ancor più sui miei istruttivi fallimenti».
Una scuola di vita.
Tutto qui.

|