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"MANI"

di Roberto Piccini









Sono prolungamenti dello sguardo. Gesticolazioni immobili di intenzioni nascoste, protette,
delle quali proprio le mani sono inconsapevoli delatrici.

Mani protettrici, rassicuranti, chiuse o accarezzanti di sogni spenti ed archiviati.
Oppure solidità manifeste di un proposito irrevocabile.
Oppure ultimo grido di una forza stremata.











































Dall'altra parte delle mani c'è lui, il vero protagonista dei suoi ritratti, colui che schiaccia il grilletto su un gesto unico, irripetibile in quella interazione dello sguardo.

Le mani non visibili del fotografo cercano protagonismo nelle mani altrui, quelle che illuminano le espressioni che si fanno storie, confessioni, che tramutano la persona in personaggio.



















































































Mani distorte e aride di stanchezze insopportabili.

Rozze e vere,

dure, tuttora avide di tenerezze mai conosciute.

Mani tenere, bianche e serene di dolcezze ancora immaginate, pazienti di un radioso giorno di amore.

Mani calde e forti, ottimiste e solide, mani sane, giocose, irridenti di ogni minaccia,

protettrici di giustizie inconfutabili.

Mani umane.















































 






BIOGRAFIA fotografica di Roberto Piccini






Robertino si introduce alla fotografia a cinque anni, portando a tracolla la bella Ferrania a soffietto di suo padre Carlo. Deve aspettare ancora dieci anni per comprare la sua prima Kodak Istamatic e poco dopo un abbozzato ingranditore di seconda mano. Le stampe di gigantografie ( ! ) proiettate sulla parete della cantina nella sua casa di Macerata, malgrado le mille macchie di polvere, lo infiammano di entusiasmo.

Il regalo di laurea è una Canon Fx . Ultramoderna, pesa un paio di chili ma a tutt’oggi funziona ancora. Comincia l’amore alla creazione fotografica che in più occasioni, quasi seppellito dalle esigenze del vivere nel mondo, tutte le volte è risorto e gode oggi di travolgente, rediviva passionalità.

Passando per una Mamiya, una Hasselblad, più Nikon e sondando perfino un banco ottico, dopo un breve inciampo nel campo della fotografia pubblicitaria, decide che gli avvenimenti di allora impongono stipendi a fine mese e per soldi, rinuncia quindi al suo amore.

Passano anni di diapositive rubate ai week-end e proiettate nostalgicamente nell’appartamento vicino al Museo del Prado a Madrid, dove Roberto passa un bel pezzo della sua vita. Per anni, nel magazzino della sua attività dove ha montato uno studio fotografico, fa ritratti ad amici, conoscenti e condiscendenti visitatori casuali.

Espone i suoi ritratti in bianco e nero in una personale presso l’Istituto di Cultura Italiano di Madrid. Vince il primo premio di un concorso sulle arti popolari bandito dal Ministero di Cultura Spagnolo.

Un incendio nel suo magazzino distrugge tutta la sua attrezzatura fotografica compresa una Nikon F4 con diversi obiettivi. Quasi ci mette una pietra sopra, ma dopo due anni ricompra una Nikon e ricomincia il suo percorso, questa volta quasi esclusivamente concentrato nel suo tema di sempre, il ritratto fotografico.

Vive a Gualdo, un paesino alle falde dei Sibillini nelle Marche.

Spesso, a malappena, si trattiene dall'invitare perfetti sconosciuti dal volto speciale, ad una sessione fotografica nello studio della sua casa di campagna.

Sperimenta ogni giorno la sua fotografia e ne gode come un matto.



ROBERTO PICCINI
Bartolotti, 17
62020 Gualdo (MC)
www.robertopiccini.com